Per i cinesi non esiste una separazione impermeabile tra mondo umano e divino. L’intero creato è visto come una differenziazione di varie forme di energia, in modo assai simile alla visione scientifica odierna, delle quali tutti i fenomeni fanno parte, comprese le esistenze umane e ‘divine’.

Per quanto arduo sia dunque il passaggio dalla condizione umana a quella divina, non sono “ostacoli” di carattere “fisico” ad impedirlo.

La “potenza” dello spirito del defunto, proporzionale alla sua “forza” in vita, può “permanere” anche dopo la morte ed esercitare un influsso duraturo nel tempo.

Il culto degli antenati deriva proprio dalla convinzione che i loro spiriti continuino ad esistere ed influenzare i viventi (cosa che accade anche nella nostra società cristiana, in base a non si sa ben qual meccanismo).

Quando gli spiriti sono particolarmente potenti possono divenire vere e proprie divinità.
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una ragazza in preghiera al tempio lama di Pechino Yonghegong, marzo 2002 - foto Serpente Bianco
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monaci tibetani in ammirazione della loro nuovissima reflex digitale monte Wutai, agosto 2007 - foto Marco Bernardi

Ma anche i viventi possono, grazie a particolari doti innate e acquisite, trasformare il proprio stato in forme più raffinate d’esistenza.

Queste sono le giustificazioni al passaggio da stato umano a divino e alla diversa “gradazione” e gerarchia di divinità ed esseri sovrannaturali e demoniaci.