Si diceva spesso che i cinesi credessero a una, a nessuna o a tutte e tre le maggiori confessioni del loro paese: sanjiao 三教 – “le tre dottrine” – Taoismo, Confucianesimo e Buddismo.

“Il cinese nasce taoista, diviene confuciano da adulto e muore buddista” – recita un detto popolare.

Questo perché il Taoismo è considerato il culto più antico, il più radicato nel mondo naturale e forse anche perché ricorre spesso alla metafora dell’infante.

Il Confucianesimo invece è l’insegnamento della società, dei rapporti, della famiglia, del senso di responsabilità, quindi appropriato all’età adulta.


Il Buddismo è dottrina del distacco, della visione oltre le cose, e possiede, nella sua versione popolare, un paradiso e un inferno, pena e ricompensa per la vita vissuta.
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famiglie cinesi si fotografano con gli “uomini di ferro”, guerrieri protettori dei templi taoisti epoca Song (960-1279) Jinci, Shanxi, agosto 2007 - foto Serpente Verde
Ma ovviamente questa è una spiegazione popolare, banale e anche poco veritiera.

Le “tre dottrine” propongono in realtà, alla stregua delle scuole di pensiero dell’epoca feudale, ognuna una propria “via” (dao 道), un metodo per la coltivazione spirituale e per la trasformazione individuale.

Altra curiosità: i luoghi di culto, per quanto in genere dedicati a questa o quella fede, possono in certi casi ospitare contemporaneamente anche culti distinti e servire diverse comunità religiose. Questa “comunione” arriva ad estendersi persino alle “divinità”.
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monaci buddisti sulla Terrazza Meridionale del Wutaishan, Shanxi, agosto 2007 - foto Serpente Bianco
Confucio, ad esempio, personaggio storico realmente esistito, fu fatto divinità per decreto imperiale.

Sì, strano da capire per noi occidentali ma l’imperatore cinese comandava anche sulle divinità, le nominava e le poteva anche “avanzare di grado”.

Proprio in virtù di ciò, Confucio, massimo esponente del Confucianesimo, divenne anche una “divinità taoista”, poiché il pantheon dei culti popolari confluì nel culto di stato, che a sua volta si confondeva con il Taoismo.

Appare chiaro come in Cina non sia mai esistito il “dio geloso” delle grandi religioni monoteiste mediorientali; nulla impediva a un cinese di abbracciare diverse fedi contemporaneamente, di passare dall’una all’altra, o di partecipare costantemente o saltuariamente a riti di diverse confessioni.

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'Monica', la nostra guida, davanti a un’immagine del Buddha monte Wutai, agosto 2007 - foto Stanka Tanaskovic

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immagine di Guanyu, il Dio (taoista) della Guerra, all’interno di un tempio Buddista sulla sacra vetta orientale del Wutaishan, agosto 2007 - foto Serpente Bianco
Le varie religioni cercavano di attrarre adepti convincendoli della “bontà” o della “miglior efficacia” del proprio metodo; non era raro che il “credente” cambiasse culto, come avviene oggi per una scelta politica.
I cinesi si sentono profondamente uniti da un comune retaggio culturale. La tendenza prevalente in passato in materia religiosa fu quella di smussare i contrasti e le differenze puntando prevalentemente all’avvicinamento piuttosto che alla divisione.

Nacque proprio in Cina una spinta al sincretismo altrove quasi sconosciuta ed esemplificata dal principio: sanjiao heyi 三教合一 – “tre dottrine unite in una”.
Una stele eretta sul monte Wudang, sacro al Taosimo, recita: “I tre insegnamenti utilizzano sentieri diversi per uno stesso scopo”.

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il “Buddha seduto” di Leshan, Sichuan, anno 713, epoca Tang, la più grande scultura buddista al mondo (71 m)
Già all’epoca delle Sei Dinastie (222-589) si registrava infatti una tendenza alla fusione che prese forma vera e propria a partire dalla tarda dinastia Tang (619-907) e si sviluppò soprattutto in ambienti taoisti d’epoca Song (XI-XIII secolo).
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Confucio
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Confucio mostra a Laozi Buddha bambino, in un dipinto d’epoca Qing