“Si può parlare di vere e proprie religioni in Cina? Le ‘tre dottrine’ sono davvero religioni o non sono forse più filosofie?”
Confucianesimo, Buddismo e Taoismo possiedono due corpi apparentemente contraddittori e non necessariamente distinti: quello di filosofie laiche, o addirittura atee, quello di movimenti religiosi istituzionalizzati con tanto di gerarchie sacerdotali, liturgie e modalità di espressione della fede spesso molto simili tra loro.

Un osservatore occidentale disse: “Non esiste in Cina luogo ove non sorga un tempio, un santuario, una pagoda, un monastero… si può dire che i cinesi non abbiano religione?”

Da un’attenta analisi della storia e della vita cinese traspare l’assenza di una netta distinzione tra filosofia e religione ed esempi di forte religiosità sono ancor oggi più che vivi.
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la pagoda del monte Song, una delle più antiche costruzioni in mattoni di tutta la Cina, nonché una delle più antiche strutture religiose
Il “laicismo” tipico degli intellettuali cinesi e dei funzionari statali è d’altronde una conclamata e durevole realtà, frutto dell’influenza confuciana e legista sulla cosa pubblica e causa della cosciente presa di distanza degli amministratori cinesi dal potere religioso.

Sempre chiara è stata infatti la divisione tra poteri dello Stato e delle Chiese. Per quanto in alcuni periodi la religione sia giunta a godere di grandi privilegi ed influenzare le scelte politiche, la Stato ha sempre ribadito, anche con mezzi piuttosto duri, il proprio primato.

Monaci e monasteri erano di nomina statale: nessuno poteva farsi monaco senza un’autorizzazione degli uffici competenti, comprovata dal rilascio di validi documenti attestanti lo status di ‘monaco’.
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Officianti di “rito confuciano” durante una cerimonia pubblica
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Henan, Songshan, Tempio della Vetta Centrale, il Serpente Bianco con l’abate, marzo 2002