Pu Yi

Sono stato imperatore

l’affascinante autobiografia dell’ultimo imperatore della Cina
  • 1987
  • Tascabile Bompiani
  • ISBN 88-452-5026-1
  • € 8,40
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Un libro passato un po’ troppo sotto tono, considerato forse ingiustamente “poco attendibile” perché scritto dall’ex ultimo imperatore cinese su probabile pressione del regime comunista, con evidenti fini propagandistici. Ma è mia opinione che non sia proprio così. Chi conosce la Cina vi può leggere un’infinità di informazioni verosimili e i pochi toni propagandistici sono molto standardizzati e facilmente individuabili.

L’intera cronaca è davvero credibile, anche se, come ogni biografia o autobiografia, descrive alcuni episodi e ne trascura altri ma nonostante l’edizione italiana sia una riduzione dell’originale, mai è a scapito della chiarezza del quadro generale.

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Aisin Gioro Pu Yi, imperatore Xuantong, sul trono del Celeste Impero
Pu Yi traccia un dipinto vivo e preciso della sua personalità– almeno questa è l’impressione che si deduce – e dei fatti attorno a lui, con una puntualità e una precisione per nulla banale e scontata da parte di un cinese, specialmente di un ex imperatore. In duemila anni di storia cinese non mi risultano altre tracce autobiografiche di mano imperiale. Tra i tanti demeriti dell’ultimo debole e codardo degli Aisin Gioro, forse questo merito glielo si può anche riconoscere. sonostatoimperatore_03
Pu Yi “incoronato” dai giapponesi “imperatore del Manchukuo”, lo stato fantoccio che funse da ponte per l’invasione della Cina nel 1937.

A chi magari non è addentro alle vicende storiche cinesi, alcune parti posso apparire leggermente noiose, ma i conoscitori dell’Oriente lo troveranno invece interessantissimo. Alle informazioni, alle atmosfere, al quadro psicologico fornito da Aisin Gioro Pu Yi hanno attinto generazioni di storici, registi e scrittori nel narrare la Cina di quell’epoca e soprattutto la vita dell’impenetrabile corte imperiale, un mondo che prima di lui davvero non lasciava trasparire nulla.

La Città Proibita di oggi e i giardini imperiali, così vuoti, riecheggiano più la decadenza e la disfatta dell’ultimo imperatore che i fasti dei suoi illustri predecessori Ming e Qing.
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Il film di Bernardo Bertolucci
Dal libro è stato tratto il celebre film di Bernardo Bertolucci “L’ultimo imperatore” del 1987, vincitore di 9 Oscar, 4 Golden Globes, 9 David di Donatello. Un bel film piuttosto fedele al libro, anche se ovviamente molto ridotto e con un attore – John Lone – di scuola americana, un po’ troppo bello e dalla presenza troppo “forte” per rendere alla perfezione il tormentato carattere del personaggio.
Anche in questo caso, se il film ha avuto tanto successo è forse anche un po’ merito del libro, che già è un’eccellente sceneggiatura cinematografica.

Una nota di curiosità: il corpo di Pu Yi, morto nel 1967, è stato cremato. La volontà dell’ultimo imperatore, divenuto modello cittadino della Cina comunista, era d’essere sepolto nel cimitero dei suoi avi, le Tombe Occidentali della dinastia Qing.

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L’attore cino-americano John Lone
Per quasi trent’anni le sue ceneri furono invece conservate nel cimitero rivoluzionario di Babaoshan, a Pechino, ma nel 1995 la vedova – sua quinta moglie – ne ottenne il trasloco accanto alle Tombe Occidentali ma non all’interno dell’antica area sacra, un segno di come l’ultimo imperatore sia stato mezzo imperatore da vivo e tale continui ad essere da morto. sonostatoimperatore_06
Pu Yi, semplice cittadino cinese, all’inizio degli anni ’60

by White Snake
01.07.09