Kangxi fu il secondo imperatore della dinastia Qing (1644-1911), l’ultima della storia cinese, e salì sul Trono del Drago a soli 8 anni, regnando ininterrottamente per sessantuno (1661-1722).

Kangxi 康熙 – “Pace Gloriosa” – non era il suo nome personale ma, secondo antica usanza, il titolo del regno. Il suo vero nome era Aisin Gioro Hiowan Yei, non era cinese ma manciù.

Ed è grazie a questo fatto che possiamo leggere la sua biografia e visitare i palazzi degli imperatori Ming – cioè la Città Proibita.
Se l’ultima dinastia fosse stata cinese tutto ciò non sarebbe stato possibile. La prassi prevedeva infatti che gli edifici dei predecessori fossero distrutti e che nessuno scritto personale dei vari sovrani fosse divulgato.

Jonathan D. Spence

Imperatore della Cina

Autoritratto di K’ang-hsi
  • 1986
  • Biblioteca Adelphi
  • ISBN 88-459-0650-7
  •  
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I cartigli autografi di Kangxi furono invece miracolosamente ritrovati e pubblicati in epoca repubblicana. Basandosi su questi documenti il sinologo britannico Jonathan Spence ha potuto far parlare Kangxi con la sua voce, consegnandoci una testimonianza più unica che rara.

Come dicevano poc’anzi Kangxi era un manciù e questa è forse la chiave della veracità dei suoi scritti; lui stesso sottolinea la differenza tra il suo popolo e quello cinese: “I manciù sono schietti e diretti, mentre i cinesi non lasciano mai trapelare ciò che sente il loro cuore!”

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ritratto di Kangxi in armatura
Era un cacciatore, un arciere, nelle sue vene scorreva il piacere per la libertà dei cavalieri delle gelide steppe asiatiche ma era anche un generale e un uomo di stato a capo di un impero multietnico, il più grande regno orientale, autoritario e autocratico.

“Concedere la vita e dare la morte, questi sono i poteri di un imperatore” – afferma lui stesso, e di vita e morte è intrisa anche la sua vita privata, inevitabilmente fitta di intrighi e cospirazioni.

Appare qui evidente come il film di Zhang Yimou “la Città proibita” evochi episodi accaduti chissà quante volte all’interno delle casate reali cinesi.
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Kangxi all’età di 46 anni
Ancor più interessante è il pensiero dell’imperatore, il suo scetticismo, il suo pragmatismo, lo spirito critico nei confronti del passato e del presente e di tutte le credenze, le superstizioni e i pregiudizi, la sua capacità di apprezzare ed assorbire la civiltà e la sapienza cinese aprendosi anche al nuovo, allo straniero, all’Occidente sconosciuto, senza tradir mai le regole e le relazioni coi clan nobiliari mancesi e mongoli, coi funzionari cinesi o venir meno al suo dovere di monarca amministratore.

E infine le riflessioni di un uomo anziano, appagato ma anche coscientemente inquieto verso un futuro che giustamente vedeva irto di pericoli.

Un libro davvero interessante che si legge in un attimo.
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Kangxi in età avanzata

by White Snake
09.08.09