Ts’ao Hsüeh-ch’in (Cao Xueqin)

Il sogno della camera rossa - Einaudi

Il sogno della camera rossa hongloumeng (紅樓夢), scritto da Cao Xueqin 曹雪芹 nel XVIII secolo, è uno dei Quattro Grandi Romanzi (sida mingzhu 四大名著) della narrativa cinese classica.
E’ la storia di una ricca famiglia cinese vista all’interno del suo gineceo; un racconto che tratta principalmente di amori e relazioni, offrendo uno dei quadri più vivi della vita “privata” di un potente clan cinese tra le ultime due dinastie.
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“Il sogno della camera rossa” è divenuto un classico tra i classici, un modello di riferimento per quasi tutta la fiction cinese ed estremorientale. Come gli altri romanzi cinesi di epoca classica è stato messo al bando dalla censura confuciana prima e comunista poi, e leggendolo non è difficile capire il perché. In un’atmosfera decisamente decadente, l’autore traccia un realistico ed impietoso ritratto dei vizi – tanti – e delle virtù – poche – della facoltosa famiglia dei Jia, per la quale la corruzione non era certo un problema e le relazioni sessuali – lecite o illecite – neppure. Un mondo frivolo ma anche raffinato, fatto di pragmatismo ma anche di sentimenti, in cui i protagonisti risultano imbrigliati da legami sociali che stanno stretti a tutti e che nessuno osa mettere in discussione, al caldo rassicurante di un bel posticino sicuro e privo – si crede erroneamente – di affanni.
Eppure alla fine il destino presenta inevitabilmente il suo salato conto. E a questo punto ci sarebbe da dire qualcosa sul romanzo cinese (xiaoshuo 小説), un genere considerato “minore” dalla critica letteraria antica, tutta proiettata verso la poesia e la rigida prosa a tema letterario o filosofico.
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Lin Daiyu in una stampa d’epoca Qing
opera di Gai Qi
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Stampa a colori opera di Xu Baozhuan, tarda epoca Qing
La narrativa cinese nasce fin da subito come “letteratura proibita”, poiché affronta temi tabù, come la violenza, il sesso, la ribellione alle regole, la meschinità dell’individuo. Descrive i particolari più infimi della vita reale, entrando nel vivo di un’indagine personale che l’estetica e la morale cinese hanno sempre rifuggito, preferendo all’esplicita dichiarazione la sfuggevole allusione poetica.

E la tecnica narrativa cinese è peculiare e, a mio avviso, davvero straordinaria! I romanzieri cinesi sono maestri nel descrivere una vita come quotidianamente la vediamo, coi suoi ritmi tranquilli, senza apparenti clamori, senza eccessive orpellose descrizioni, senza indulgere nel ritratto psicologico dei personaggi, come se, spettatori viventi della storia, neppure loro potessero leggere nella mente delle loro creature più di quanto la semplice osservazione delle parole e delle azioni possa rivelare, lasciando al dubbio, alla deduzione e all’intuizione tutto il resto.

Ed ecco che, esattamente come accade nella vita reale, all’improvviso, senza alcun segno premonitore, accade il fatto, il fattaccio, la tragedia, oppure l’evento che trasforma la vita, e un momento dopo a vicenda riparte da un altro punto di vista, quasi a mostrare la limitatezza delle singole vite, anche quelle dei protagonisti, nell’ingranaggio complessivo.
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Jia Baoyu, il protagonista maschile in una recente versione “manga
Mentre l’uno è colpito dal dramma più struggente, accanto a lui la vita continua spensierata e frivola, oppure no, la ruota gira all’improvviso e prende una via impensabile che coinvolge tutti, seguendo un fato che nessuno può prevedere e tanto meno comandare.
V’è però un problema, come per tutta la lettura cinese: la traduzione. Mentre nella poesia la traduzione fa perdere metrica, rima, contrapposizione e corrispondenza dei termini, nella narrativa la traduzione sacrifica sempre cospicue parti dell’opera.

Nessuno dei romanzi cinesi tradotti in italiano lo è per intero, sono tutti “tagliati” di almeno la metà, e questo è un grosso guaio! Nel caso del “sogno della camera rossa” si perdono alcune vicende e si ha l’impressione di aver dimenticato qualcosa o che qualcosa non quadri.

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Il “sogno della camera rossa” in uno degli innumerevoli romanzi televisivi cinesi
La versione tedesco di Franz Kuhn, sulla quale è basata la tradizione in italiano della Einaudi, checché ne dica l’autore, è in verità ampiamente sforbiciata e la cosa non passa sinceramente inosservata!

Per essere chiari il testo in italiano presente 51 capitoli, quello originale cinese 125! Oltremodo i capitoli cinesi sono più lunghi di quelli italiani, che ne risultano un riassunto.

Ora, anche così la storia è bella, però se si vuole tradurre un romanzo lo si dovrebbe tradurre integralmente, altrimenti non sarebbe un romanzo ma il suo riassunto, che è c osa ben diversa! Se il romanzo sarà il lettore a metterci un po’ più di pazienza, inutile accorciarlo per renderlo più appetibile, in questo modo si fa un torto sia all’autore che al lettore!
V’è inoltre un altro problema in questa versione, cioè la resa dei nomi, alle volte tradotti – e neppure fedelmente – alle volte lasciati in cinese, sarebbe meglio scegliere un metodo unico, di solito è preferibile lasciarli in cinese, magari con una sola traduzione all’inizio. Esiste un’altra versione di questo romanzo in italiano, a cura della UTET in tre volumi, ma è fuori stampa e reperibile solamente nelle biblioteche. Anche questa non è integrale ma è comunque meno tagliata e più vicina all’originale, contiene ad esempio molte delle poesie, parte importantissima, che nella versione Kuhn sono inspiegabilmente quasi sempre assenti. camerarossa06
La residenza del romanziere Cao Xueqin autore del “Sogno della camera rossa”, Pechino, Colline Fragranti, agosto 1992

by White Snake
09.08.09