Le basi del pensiero cinese risalgono al cosiddetto Periodo Assiale (800-200 a.C.), momento di fioritura del pensiero filosofico, religioso e scientifico delle grandi civiltà del mondo antico: dai filosofi greci agli indiani, dai profeti d’Israele al persiano Zarathustra, sino ai filosofi cinesi. La formazione e l’evoluzione del pensiero cinese classico si concentra tra il 500 e il 200 a.C., epoca di grandi trasformazioni politiche e sociali testimone della transizione dal sistema feudale all’impero unitario.

Il tema principale della speculazione e del dibattito filosofico cinese non è “Cos’è la verità?” ma “Dov’è la Via?”, ovvero il modo di regolare lo stato e di guidare l’esistenza individuale (A. Graham).

Nessun pensatore cinese mette in discussione la natura autoritaria del governo, chi vi si oppone propende per una riduzione al minimo dei suoi interventi; in Cina non troviamo teorici della democrazia ma piuttosto una certa forma di anarchia (i taoisti).
Tutti rivolgono le loro ricette soprattutto ai regnanti e, a parte yanghisti e taoisti che rifiutano le cariche pubbliche, gli altri propongono metodi di recupero della coesione sociale, spesso ispirandosi ad una ideale passata e perduta “età dell’oro”, un po’ come avvenne nell’Europa del Settecento con il recupero della filosofia e delle scienze greche, della saggezza egizia ed ebraica.
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Confucio
il confucianesimo, un’etica radicata nei legami sociali (parentela e usanze), che plasma la comunità basandosi sulla famiglia e pone in correlazione il binomio ‘suddito-sovrano’ a quello ‘padre-figlio’;
il taoismo (con apporto del Buddismo a partire dal periodo degli Han orientali), filosofie personali che pongono l’individuo in diretto contatto col cosmo, spesso rifiutando, ignorando o criticando il sistema sociale stabilito;
il legismo, una concezione politica di stato razionalizzato in un sistema imperiale assolutistico regolato da leggi chiare e severe, da ricompense e punizioni, con costumi largamente omogenei al suo interno;
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Il taoista Zhuangzi
la scuola yin-yang, una filosofia proto-scientifica che, partendo da un’osservazione dei fenomeni naturali, considera l’esistenza umana parte integrante di precisi meccanismi cosmici e si sforza di individuarne e comprenderne meccanismi e relazioni. Altre correnti di pensiero, molto attive in questo periodo e che avrebbero potuto indirizzare l’evoluzione della civiltà cinese in altre direzioni – come la scuola di Mozi (moismo) e quella dei Nomi (sofismo) – non esercitarono influenze durature come le quattro sopracitate, per quanto lasciarono tracce tangibili del loro operato e furono a più riprese riscoperte e reinterpretate. filosofia8
Il legista Hanfeizi
Logica e razionalità, apparentemente temi poco approfonditi dai filosofi cinesi, furono percorse da scuole del periodo classico come i moisti. L’Occidente che ha posto negli ultimi secoli un’importanza straordinaria sulla ragione e ad essa ha imputato l’ottenimento di tanti progressi, ha iniziato a rivederne il ruolo già con pensatori come Kirkegaard e Nietzche. Forse che i cinesi avessero già ai loro tempi intuito i limiti della ragione?

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