Il pensiero cinese
di Fabio Smolari
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Le prime notizie riguardanti il pensiero cinese giunsero in Occidente per opera dei missionari
gesuiti del XVI secolo. Matteo Ricci (1552-1610) da Macerata, missionario gesuita e pioniere della sinologia occidentale, fu il primo a parlare di Confucio, definendolo il maggior filosofo tra i cinesi ed esecrando per contro Buddismo e Taoismo. Alla base di tale atteggiamento v’era una precisa ragione: il Buddismo era per molti aspetti simili al Cristianesimo, soprattutto per il ruolo svolto all’interno della società, e pareva dunque il massimo ostacolo all’evangelizzazione dei cinesi. Nel 1662 i gesuiti pubblicarono la prima traduzione di testi confuciani: Sapientia Sinica. |
![]() Matteo Ricci da Macerata |
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L’approccio dell’Occidente al pensiero cinese avvenne quindi tramite il Confucianesimo.
Un Confucianesimo già “interpretato” dal Ricci e dai gesuiti come un’etica
laica fondamento di tutte le istituzioni politiche e culturali cinesi.
Questa visione, veritiera solo in parte, ebbe grande eco sui filosofi illuministi europei che, in alcuni casi, assunsero la Cina quale “modello” per un rinnovamento politico-istituzionale. |
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G.W. Leibnitz pensò addirittura al cinese come lingua universale, Voltaire raffigurò
Confucio alla stregua di un razionalista settecentesco, Quesnay (1694-1774), esponente di spicco
della scuola fisiocratica, propose per l’Europa un’economia di tipo confuciano.
I fisiocratici infatti idealizzavano la Cina come un paese governato da letterati filosofi e ne facevano un modello al quale ispirarsi per la risoluzione dei problemi della decadente Europa. |
![]() G.W. Leibnitz |
| Luigi XV nel 1756, imitò i sovrani cinesi dando inizio all’anno agrario con il rito augurale dell’aratura, seguito poi dall’Imperatore d’Austria e dal Granduca di Toscana (L. Lanciotti, Confucio la vita e gli insegnamenti, pp.103-114) e l’istituzione dei concorsi pubblici per esami e titoli, introdotta per la prima volta in Francia, si dice fosse ispirata al sistema cinese. |
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Il secolo diciannovesimo vide l’affermarsi di un maggior interesse per gli aspetti filosofici del
pensiero cinese e anche Taoismo e Buddismo iniziarono ad entrare nei circoli letterari e filosofici.
Famosi filosofi e letterati occidentali subirono un influsso orientale: Nietzsche, Ezra Pound, ecc. Nel ‘900 in tutti i maggiori paesi occidentali sono attivi studi accademici di sinologia e appaiono saggi e traduzioni nelle varie lingue. Gli anni ’60 e ’70 vedono l’affermarsi di una grande curiosità verso l’Oriente da parte del pubblico giovanile, in particolare per Buddismo e Induismo, ma anche per Taoismo. |
![]() Friedrich Nietzsche |
| Oggi a fianco di una approfondita ricerca accademica è presente in Occidente anche un’editoria di grande divulgazione, non sempre fedele al senso originario delle opere, ma rispondente soprattutto all’esigenza di ricerca interiore e benessere psicofisico di un pubblico Occidentale che vorrebbe trovare nella saggezza orientale una formula magica per risolvere i propri problemi esistenziali. In realtà la tematica esistenziale è pressoché assente nei temi trattati dalla filosofia cinese classica. | |