Zhu Tiancai a Ferrara
Zhu Tiancai e gli allievi del Serpente Bianco

 

Ferrara e il Tai Chi

di Fabio Smolari

 
La Ferrara rinascimentale, oggi città delle biciclette (foto Fabio Smolari maggio 1999)

Oggi Ferrara è una città modesta, la “Cenerentola” dell’Emilia Romagna, ma nel Cinquecento era un ducato di rilevanza europea con un territorio di dimensioni non trascurabili che inglobava le attuali province di Rovigo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, parte del ravennate e la Garfagnana sino al Tirreno con Massa Carrara.

Ferrara fondava la sua fortuna sul controllo del delta del Po, una zona paludosa e malsana, immersa nelle nebbie, ove venivano mandati prigionieri al confino e si nascondevano briganti.

Giuseppe Garibaldi, in fuga da Roma, fu intercettato dagli austriaci mentre cercava di risalire il Po. Nelle paludi tra Ferrara e Ravenna la moglie Anita e molti dei suoi compagni della Repubblica Romana trovarono la morte, ma L’eroe dei due mondi riuscì a fuggire, grazie alla complicità delle popolazioni locali, e raggiungere Venezia. L’antico porto mercantile di Ferrara, un tempo Magnavacca, si chiama oggi, in suo onore, Porto Garibaldi e una frazione del Comune di Argenta porta il nome della bella e coraggiosa Anita.

Ma che c’entra tutto ciò con il Tai Chi? Beh forse nulla, ma qualcosa avvicina queste terre a quelle del Tai Chi. Il Tai Chi nacque a Chenjiagou, un villaggio di campagna a pochi passi dal il Fiume Giallo, il più importante fiume della civiltà cinese. Gli abitanti di Chenjiagou sono quasi tutti contadini, come la maggior parte dei ferraresi sino a poco tempo fa. Quando i maestri di Chenjiagou vengono ad insegnare il Tai Chi a Ferrara, trovano qui un ambiente inaspettatamente  familiare.

Yongnian, la campagna nel maggio del 1993 (foto Fabio Smolari)

E Chenjiagou non è l’unico paese contadino legato al Tai Chi, in verità tutta la prima storia del Tai Chi è legata alla campagna. Il famoso invincibile Yang Luchan (1799-1872), allievo dei Chen di Chenjiagou, proveniva anch’egli da un paese di campagna e precisamente da Yongnian nello Hebei. Quando io lo visitai per la prima volta ebbi l’impressione d’esser tornato improvvisamente casa: lungo le strade tra i campi piatti, contadini in bicicletta ad andatura lenta andavano alla terra nella foschia del mattino. Sotto i loro berretti mi aspettavo di scorgere il viso di mio nonno Armando, lui che tanto ammirava la Cina e avrebbe voluto vedere se i  cinesi coltivano la terra come faceva lui. 

Campi di sorgo a Bondeno (foto Fabio Smolari 1999)

Yongnian non è un piccolo villaggio, in passato doveva essere una città di discrete dimensioni. Ancor oggi è circondato da possenti mure come quelle di Ferrara.  Tutt’attorno sono campi di mais, sorgo e soia. Anche da noi si coltiva mais, sorgo e soia. La cultura contadina ci accomuna ai maestri di Chenjiagou e forse anche un po’ ai famosi Briganti di Liangshanbo che  in Italia avrebbero di sicuro trovato rifugio nelle valli di Comacchio come Garibaldi. Garibaldi oggi è un eroe, ma per i papalini e i loro segugi austriaci, era un brigante. Anche tra i miei avi v’era stato un garibaldino. Si chiamava Muzzioli e non mandò mai in giù lo scioglimento della sua brigata. Tornato a Bondeno a vita civile, seguitava a portarsi addosso coltelli e scuri che maneggiava con la destrezza di Bill “il macellaio” in Gangs of New York. I compaesani lo provocavano gridandogli di nascosto: “Muzzioli, Garibaldi l’è n’ladar!” (Garibaldi è un ladro!) e lui scattava come una molla sguainando il coltello: “Brigant, vien chi c’at taj la gola!” (Brigante, vieni qui che ti taglio la gola!). Nell’invecchiare fu colto da demenza senile e un giorno si appostò sulle scale di casa attendendo la nuora. Appena ella varcò la porta, lui le scagliò contro un coltello che s’andò a piantare sul legno all’altezza del suo viso.

Studenti del maestro Zhu Tiancai dall’europa e dell’Asia in allenamento a Chenjiagou, agosto 2011 (foto Fabio Smolari)

Ora io non so cosa m’abbia tanto affascinato nell’arte marziale cinese, ma fin dall’età di dieci anni il mio sogno era quello di imparare il Kungfu da un vecchio maestro cinese. E questo sogno non era probabilmente solo mio, Ferrara fu infatti piuttosto attiva nella diffusione delle arti marziali a partire dagli anni ’70. All’inizio fu il karate a farla da padrone, ma negli anni ’80 anche l’arte marziale cinese (wushu) iniziò a farsi strada. Alcuni degli appassionati di allora, come il sottoscritto, praticano e insegnano  tutt’oggi. Diversi maestri cinesi hanno percorso le vie della città, anche i discendenti diretti di Chen Wangting, il creatore del Tai Chi son venuti e vengono tuttora ad insegnare i segreti dell’arte di famiglia. Alla fine Ferrara e Chenjiagou si sono davvero incontrate nel Tai Chi.