Wushu 武術 significa in cinese "arte marziale".

"Marziale" (wu 武) perché la disciplina consiste nello studio di tecniche di combattimento e "arte" (shu 術) perché il suo scopo non è tanto il mero conseguimento della supremazia nello scontro ma soprattutto il raggiungimento di una rara e raffinata "maestria" (gongfu 功夫 o kungfu) nell'uso del corpo.

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monaci taoisti in allenamento
Fin dai tempi di Confucio (IV secolo a.C.) il wushu è veicolo di elevati valori morali, estetici ed educativi.

Il wushu è una grande famiglia all’interno della quale si contano centinaia di scuole, dette in genere quan 拳 (boxe). Frutto dell’elaborazione di generazioni di abili maestri, ognuna di queste scuole ha caratteristiche e peculiarità proprie ma soprattutto possiede un ricco bagaglio conoscenze tecniche sui modi d’attacco e difesa a mani nude e con armi, nonché sulle metodologie d’allenamento del corpo e della mente.

 

E' logico presupporre che già in un remoto passato esistesse una differenziazione di scuole e metodi, ma bisogna attendere il XVI secolo per avere indicazioni precise a riguardo.

Le scuole oggi più note hanno in genere una "tracciabilità" documentata di due-trecento anni; le più antiche risalgono alla fine dei Ming e all'inizio dei Qing (metà XVII sec.).

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il filosofo Confucio
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boxe lunga dell’imperatore “Taizu dei Song” dal testo Jixiao xinshu, del generale Qi Jiguang (1528-1587)


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allenamento sciabola contro lancia, seduti i famosi maestri di xinyiquan Guo Yunshen e Che Yizhai, distretto di Taigu, provincia di Shanxi