L'obiettivo originario di tutte le scuole tradizionali del wushu era la preparazione al combattimento. Nell’antica Cina accettare una sfida significava però mettere in gioco la propria incolumità e rischiare danni gravi, anche la morte. Nei circoli delle arti marziali cinesi si attribuiva pertanto estrema importanza ai concetti di “virtù marziale” (wude 武德) e “abilità marziale” (wugong 武功).

Era considerato "abile" colui che vinceva col minor sforzo e col maggior risultato e "virtuoso" se riusciva a farlo senza arrecar danni all'avversario, costringendolo magari alla resa volontaria.

Accanirsi contro un avversario o vincere al termine di una rissa furibonda erano considerati esempi di mancanza di virtù e scarsa abilità.
artimarziali12 applicazione di xinyiliuhequan eseguita dal maestro Yue Jianzu
Il sanda (lett. " combattimento libero") è l'erede sportivo dell'antica tradizione combattiva cinese e unisce i principi dell'arte marziale ai canoni sportivi delle moderne discipline da combattimento.

Grazie ad un regolamento che consente l'uso a contatto pieno di pugni, calci e proiezioni, l'atleta può esprimere il massimo della potenza e della tecnica senza arrecare danni gravi all’avversario.

Si impiegano infatti opportune protezioni (caschetto, guanti, parastinchi, conchiglia, corpetto) e sono vietati colpi di gomito e di ginocchio o altre tecniche altamente pericolose.

Il grande valore dei contenuti ginnici e l'ampia varietà di tecniche disponibili fanno del SANDA un valido metodo d’allenamento fisico nonché un efficacissimo mezzo di autodifesa sia per maschi che per femmine.

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tecnica di proiezione con presa su una gamba

 

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atlete asiatiche in combattimento, tentativo di proiezione su calcio