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Col termine “arti marziali” si indica una famiglia di discipline estremorientali originariamente
finalizzate al combattimento, a mani nude e con armi.
Molte di queste hanno abbandonato nel dopoguerra il fine combattivo per divenire sport o esercizi ginnici. In altri casi invece hanno operato una sintesi tra le due vie, oppure si sono trasformate in forme di combattimento sportivo. |
![]() monastero di Shaolin, Dengfeng, Henan. Murale della “sala dell’abito bianco” monaci si affrontano in combattimento |
| Vi è chi preferisce definire “sport da combattimento” quelle discipline che prevedono uno scontro a contatto pieno con un avversario, come boxe, lotta, kick-boxing, boxe tailandese, sanda, e “arti marziali” invece quelle che non necessariamente prevedono un confronto agonistico a contatto pieno. In verità è impossibile tracciare un confine netto tra sport, combattimento e arte marziale. |
![]() atleta cinese di sanda in proiezione |
| Il maggior veicolo di diffusione delle arti marziali in Occidente è stato il cinema d’azione di Hong Kong degli anni ’60-‘70. Bruce Lee (1940-1973), il più noto volto cinese dell’epoca, ha incantato col suo kungfu generazioni di ragazzi e riempito le palestre di mezzo mondo. |
![]() Bruce Lee e Chuck Norris nel celeberrimo “L’urlo di Chen terrorizza l’Occidente” |