绝艺如君天下少,
闲人似我世间无。
别后竹窗风雪夜,
一灯明暗复吴图。

Esperti sopraffini come Voi, Sotto il Cielo pochi ce ne sono e perditempo come me, al mondo non ce ne son proprio. Dopo l’addio alla finestra di bambù, una notte di vento e neve alla luce di una lampada, nel buio, ripasso il manuale di Wu.

Du Mu 杜牧 (803-852)
重送绝句chongsong jueju
“Ancora un commiato, strofe finali”
aggiunta alla poesia in commiato dell’amico Wang Feng,
scacchista di fama nazionale
Gli “scacchi cinesi” qí 棋 (go in giapponese) sono principalmente di due tipi:
象棋 xiàngqí (scacchi figurati) e
圍棋 wéiqí (scacchi d’assedio).

Questi ultimi erano il gioco preferito dai letterati e dai militari cinesi. Secondo un’antica leggenda fu il saggio Shun, consigliere e poi successore del leggendario imperatore Yao (2337–2258 a.C.) ad inventarli, quale strumento d’istruzione per il figlio del suo sovrano. Confucio li menziona nei suoi “Dialoghi” 17:22 e da ciò si deduce che già esistevano nel VI sec. a.C.

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Nel wéiqí i due giocatori si dividono pedine bianche e nere che poi dispongono a turno su di una scacchiera divisa in 19x19 linee. Le pedine si collocano all’intersezione della rete, non all’interno degli spazi, come accade per la nostra dama o scacchi. La pedina circondata da quattro lati da quelle avversarie viene eliminata dal gioco, di qui il termine “scacchi d‘assedio” o “scacchi che circondano”. Non è consentito di ripetere lo stesso schema di posizionamento due volte nel corso dello stesso gioco. Il gioco termina quando i giocatori non hanno più mosse disponibili. Vince chi ha circondato più volte le pedine dell’avversario, catturandole. tai_chung1
A differenza degli scacchi “occidentali” non è richiesto un dominio completo del gioco per la vittoria, che va semplicemente al giocatore che ha ottenuto in maggior punteggio. Le mosse migliori sono in genere quelle che permettono diverse alternative per circondare e bloccare l’avversario in un unico punto.

I manuali di wéiqí, sia moderni che antichi, sono molto apprezzati dai giocatori orientali professionisti (cinesi, coreani e giapponesi). Il più celebre, anche se non il più antico, è il cinese Xuanxuan Qijing (il classico degli scacchi ‘Mistero dei misteri’), che fu pubblicato per la prima volta nel 1349 da Yan Defu e Yan Tianzhang. Il primo era uno straordinario giocatore e il secondo un collezionista di manuali di scacchi. Il titolo è un esplicito richiamo al primo capitolo del Laozi: “mistero dei misteri e porta d’ogni meraviglia”.

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gentiluomini cinesi giocano al weiqi
Anche i militari erano grandi amanti del gioco degli scacchi, sia i cinesi che i giapponesi provavano le rispettive capacità strategiche nel gioco. Come molte altre arti orientali anche il gioco degli scacchi è stato diffuso in Occidente principalmente dal Giappone. Guanyu playing go by Utagawa Kuniyoshi
il generale Guan Yu gioca agli scacchi, stampa giapponese