Nella Cina antica la poesia non era solo il genere letterario più apprezzato, ma anche l’attività intellettuale più importante in assoluto. Un uomo di cultura non poteva non comporre poesia.
Attraverso la poesia, fin dai tempi più antichi, i cinesi esprimono non solo i sentimenti, ma anche il loro pensiero, il loro giudizio su fatti privati e pubblici, i rapporti interpersonali.

I generi principali della poesia cinese classica sono shi (詩), ci (詞), qu (曲) e fu (賦), ognuno con metrica, regole ed ambito espressivo diverso. In epoca Tang lo stile shi (詩) di cinque (五言) o sette caratteri (七言) per verso diviene prevalente. Le regole tonali e le rime sono rigorose e costituiscono parte dell’esercizio e dell’abilità dei grandi poeti di questa dinastia.

Il genere ci 詞, molto popolare in epoca Song, è invece composto su famose arie musicali e veniva spesso cantato, cosa che poteva accadere occasionalmente anche per gli altri generi.
Oltre alla metrica e alla rima, nella poesia cinese le parole sono collocate secondo precisi criteri di bilanciamento e corrispondenza di significato e spesso anche di funzione grammaticale. Le parole hanno inoltre spesso significati palesi, simbolici, metaforici e nascosti.

E’ peculiarità della poesia cinese esprimersi per immagini, ritenendo evidentemente l’immagine più efficace del discorso diretto. Questa concezione ha dato vita ad una linguaggio fortemente figurato. La poesia cinese, soprattutto il genere shi, è in un certo senso molto vicina al cinema e alla fotografia. Non per caso la fotografia cinematografica orientale suscita ampi consensi in tutto il mondo.

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“Poeta sotto un salice”, anonimo, XI sec., Museo del Palazzo, Taibei

 

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“Poeta sotto un salice”, anonimo, XI sec., Museo del Palazzo, Taibei Dong Qichang (1555 - 1636), famoso pittore, letterato e calligrafo d’epoca Ming

Il bambù tra vento e pioggia

Inflessibili al voler del Signor Orientale
brillano il verde e il vermiglio di propria luce
non maledire l’insignificante foglia sola
se dopo tanto ancor non cade

 

不谢东君意 bu xie dongjun yi
丹青独立名 danqing du liming
不嫌孤叶淡 buxian guye dan
终久不凋零 zhongyu bu diaoling
Questa poesia è attribuita, senza grande attendibilità, al famoso Guan Yu (160-219), generale dell’esercito di Han all’epoca dei Tre Regni (220-280) poi Dio della Guerra (Guandi)!

La si trova spesso in accompagnamento ad un dipinto di bambù, o due rami di bambù mossi dal vento e dalla pioggia, ed è per questo intitolata “il bambù tra il vento e la pioggia”.

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I bambù tra vento e pioggia, collezione privata Serpente Bianco

Spiegazione dei versi

"Inflessibili al volere del Signore Orientale"

Con “Signore Orientale” si indica Cao Cao (155-220), re del regno di Wei (220-265). Da nordest Cao Cao muoveva infatti guerra al regno di Shu Han che si trovava nel sudovest. Fece prigioniero Guan Yu ma lo trattò con gentilezza, nella speranza che questi potesse passare dalla sua parte e per un breve periodo Guan Yu lo ricambiò della gratitudine portando a compimento alcune vittoriose spedizioni militari in suo favore.

Guan Yu e il suo compagno Zhang Fei, erano i due maggiori generali del regno di Shu Han. Con questo primo verso Guan Yu annuncia che non avrebbero ceduto alle lusinghe a alle offerte di Cao Cao, pur conoscendo la sua potenza e prevedendo la sua vittoria (da est sorge il sole). Vi è un gioco di parole, poiché “ringraziare” significa anche “cadere”, quindi “non ringraziare”, “non cadere”, “non cedere”.
Guan Yu non ringrazia e nello stesso momento non cede al volere di Cao Cao.

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Guan Yu in una stampa da un’edizione d’epoca Qing del Romanzo dei Tre Regni

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Guan Yu (alabarda), Zhang Fei (lancia), Liu Bei (doppie spade)

"brillano il verde e il vermiglio di propria luce"

Verde e Vermiglio sono una metafora per indicare tutti i colori e soprattutto colori diversi. Guan Yu era inoltre noto per vestire spesso di verde, mentre il suo compagno fraterno, il generale Zhang Fei, vestiva di rosso.
Verde vermiglio, cioè lui Guan Yu e il suo compagno Zhang Fei, brillano ugualmente della loro fama, così come i bambù verdi e purpurei brillano del loro colore, incuranti della stagione, mossi da pioggia e vento (cioè sottoposti alle vicissitudine del periodo delle guerre civili), senza attendere la primavera (cioè qualcuno che dia loro speranze o nuove opportunità – cioè Cao Cao, un nuovo signore).

"non biasimare l’insignificante foglia sola"

Guan Yu chiede a Cao Cao di non biasimarlo per la sua ingratitudine, poiché altro non è che un’insignificante foglia di bambù. “Insignificante” significa anche “sciocco”. Quindi Guan Yu fa un atto di umiltà, quasi “chiedendo perdono” per la sua “stupidità”.

"se dopo tanto ancor non cade"

Perché non cede alle continue e insistenti lusinghe, ma rimane fedele al suo signore e all’amico fraterno, il generale Zhang Fei, come una foglia al suo fusto di bambù.
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I “tre fraelli” Liu Bei, Zhang Fei e Guan Yu

He Zhizhang (659-744)
Due scritti paralleli sul ritorno
al paese natio, seconda poesia

Giovane me ne andai di casa e vecchio ritorno,
immutati i suoni del villaggio, radi i miei capelli.
Incrocio lo sguardo con un ragazzino, ma non ci riconosciamo
e lui ridendo chiede: “Da dove vieni straniero?”

賀知章
回鄉偶書二首之二

 

少小離家老大囘 shaoxiao lijia lada hui
鄉音無改髩毛率 xiangyin wugai binmao shuai
兒童相見不相識 ertong xiangjian buxiang shi
笑問客從何處來 xiaowen ke cong hechu lai

Lu Guan (748?-800?)
Tirando con l’arco con Zhang Pu oltre frontiera, terza strofa di sei

Alte volano le rondini nella luna nera,
mentre solo fugge nella notte.
Stanno per raggiungerlo leggeri i cavalieri,
spessa la neve ricopre archi e sciabole.

盧綸
和張仆射塞下曲六首之三

 

月黑雁飛高 yue hei yan fei gao
單于夜遁逃 dan yu ye duntao
欲將輕騎追 yu jiang qing qizhui
大雪滿弓刀 daxue man gongdao