I pini nel cortile
[…]
Toccan coi rami il muro
Della casa dai tegoli azzurri
Le radici scendon profonde
Nel terrazzo di rena bianca
E di mattina e di sera
Li visita il vento e la luna
Sia pioggia o sereno, son liberi
Sempre da fango e da polvere.
Nelle tempeste d’autunno
Sussurrano un verso vago.
Contro il sole d’estate
Ci prestano un ombra fresca
Nel colmo della primavera
Una pioggia sottile a sera
Riempie le loro foglie
D’un carico di perle pendule,
e alla fine dell’anno
il tempo della gran neve
stampa sui loro rami
una trina di giada lucente.
[…]

Bai Juyi (772-846)

da “Liriche cinesi”
Einaudi 1943
ristampato 1981
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Acqua, rocce e porta della luna nel giardino Yipu, Suzhou (foto Chen Jianxing)

 

giardini2 Suzhou, zhuozhengyuan in inverno (foto Chen Jianxing)
I cinesi hanno sempre mostrato grande interesse ed amore per parchi e giardini. Ancor oggi, pur nella frenetica corsa verso ricchezza e modernità, i cinesi non trascurano l’edificazione e la cura meticolosa di ampi parchi e giardini.

Il cosiddetto “giardino dei letterati”, che esercitò un ruolo importante nella cultura cinese ed estremorientale, s’impose nelle epoche Ming e Qing. Si trattava di un luogo per la contemplazione della natura, in solitudine o in compagnia, sapiente combinazione di architettura, natura, paesaggio, poesia e pittura in una concezione unitaria armoniosa, emozionante ed originale.

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Suzhou, zhuozhengyuan interno di un padiglione (foto Chen Jianxing)

 

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Il giardino cinese è, contrariamente all’architettura palaziale, sempre asimmetrico. Anche gli edifici al suo interno (padiglioni, chioschi, terrazze, ponti, sale, verande, corridoi) sono sparsi o raggruppati in modo apparentemente casuale.

Rocce, grotte, corsi d’acqua, ponti, laghetti, colline, sentieri, corridoi, verande, piante e fiori sono sapientemente arrangiati secondo una visione ideale e poetica della natura tipica del mondo dei letterati, per dare un luogo di ristoro spirituale e gradevole intrattenimento sociale.

Una delle peculiarità del giardino cinese è il “panorama preso a prestito” (jiejing 借景) cioè uno scenario visibile attraverso aperture (porte e finestre) ricavate tra le mura e i corridoi e i padiglioni, come un dipinto naturale che muta con l’angolo d’osservazione del visitatore.

In alcuni casi anche paesaggi o architetture esterne al giardino rientrano nel “panorama preso a prestito”. Famoso l’esempio della Pagoda del Monastero Settentrionale (beisita 北寺塔) che corona la straordinaria vista sul lago del Giardino dell’Umile amministratore (Zhuozhengyuan 拙政園) pur lontana ed esterna ad esso.

Le essenze

Nel giardino cinese le piante sono impiegate sia con valore estetico che simbolico.

Il bambù ad esempio rappresenta un carattere umile ma tenace, produce un piacevole suono al vento, brilla alla pioggia, cresce velocemente, è verde tutto l’anno.

Il pino rappresenta longevità e persistenza, rettitudine e dignità.

I fiori rappresentano nascita, rinascita, rinnovamento e forza di volontà: il crisantemo, perfetto simbolo delle virtù confuciane, è apprezzato perché fiorisce in autunno quando gli altri fiori son già morti, simboleggia lustro sociale.

La peonia suggerisce ricchezza e potere mentre i banani sono amati per il suono che producono al vento e alla pioggia; un famoso brano musicale s’intitola proprio “la pioggia picchia sulle foglie di banano” (yuda bajiao 雨打芭蕉).

Il loto è simbolo di purezza, perché sboccia bianco sulle acque paludose ed è anche simbolo del Buddismo (Buddha è spesso seduto su un fior di loto).

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L’autunno al zhuozhengyuan (foto Chen Jianxing)

 

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fioritura primaverile sui riflessi dell’acqua, Suzhou, zhuozhengyuan, (foto Chen Jianxing)
I quattro gentiluomini dei fiori (四君子) sono il fior di pruno (méi 梅), l’orchidea (lan 蘭), il bambù (zhu 竹) e il crisantemo (ju 菊):
  • il pruno (prunus mume) orgoglioso ma non volgare, buca la neve e fende il ghiaccio, indomito e tenace, primo fiore primaverile.
  • l’orchidea, vuota all’interno e dalla delicata fragranza, solitaria emerge dalle buie valli boschive con la sua umile bellezza.
  • il bambù scherma dal vento e gioca con la luna, semplice e naturale, sempre uguale a se stesso, verde in tutte le stagioni
  • il crisantemo con coraggio affronta la brina dei primi freddi, bello e rigoglioso senza essere arrogante.

Le rocce

Le rocce, sempre presenti e dette “rocce dei letterati”, hanno anch’esse funzioni sia strutturali che decorative. Vengono assemblate per costruire colline sulle quali erigere eventuali padiglioni, chioschi e ponti, per ospitare grotte e passaggi, per fornire camminamenti lungo i corsi d’acqua, oppure sostenere impianti verdi o idrici. Le più apprezzate sono le famose rocce del lago Taihu dalle forme movimentate, simbolo di vecchiaia, longevità e saggezza, usate per completare laghi e stagni.
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le rocce del lago Taihu nella nebbia Suzhou, Shizilin (foresta dei leoni), (foto Chen Jiayuan)

Le rocce vengono anche usate per arrangiare paesaggi in vaso o pannelli decorativi. Tagliate a lastra e montate su di una cornice lignea, suggeriscono con le loro venature paesaggi montani o marini avvolti nelle nebbie.

Questi pannelli costituiscono spesso l’immagine principale al centro della stanza, sul tavolo o sulla mensola centrale ove gli ospiti di riguardo prendo posto e conversano con il padrone di casa sorseggiando il tè.

Le acque

Le acque, ferme o in movimento fanno eco con la loro morbidezza alla durezza delle rocce e riflettono i mutamenti del cielo e della vegetazione. Non a caso “paesaggio” in cinese si dice “monti e acque” (shanshui) e costruire giardini si dice anche “scavare stagni e innalzare montagne”.

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Primavera tardiva al Parco Beihai, Pechino marzo 2002 (foto Fabio Smolari)
Tra le specie più popolari di fauna acquatica:
  • i pesci rossi 金魚 jinyu (simbolo d’abbondanza),
  • le carpe 鯉魚liyu (simbolo di longevità)
  • e le anatre mandarine 鴛鴦 yuanyang (amore coniugale).

I giardini di Suzhou

Suzhou 蘇州, antica capitale dello stato feudale di Wu 吳, sita ai confini sudorientali della provincia di Jiangsu, 江蘇 attraversata dal Grande Canale imperiale, è una città famosa per la produzione di seta, arte, bonsai e giardini. In passato luogo di attività e di svago per ricchi mercanti e funzionari statali, vanta una tradizione giardinaggio risalente almeno all’epoca mongola, anche se gli impianti attuali risalgono alle ultime due dinastie. All’epoca si contavano ben 280 giardini urbani, favoriti dal clima mite e piovoso.
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pioggia primaverile al Canglanting Suzhou marzo 2002
(foto di Alan Tamburini www.photographicamente.it )

Ad oggi 69 giardini sono stati restaurati o ricostruiti e dal 1997 l’UNESCO ha riconosciuto i quattro principali come patrimonio dell’umanità.

I due più importanti sono zhuozhengyuan 拙政園 (il Giardino dell’Amministratore Sciocco), iniziato nel 1513 e liuyuan 溜圓 (il Giardino Lasciato), ma il mio preferito è canglanting 滄浪亭 (il Padiglione delle Vaste Onde), un gioco di parole che può anche essere intenso come “onde verdi (o blu)” oppure “errare senza meta”.