Lo “sguardo” attento del maestro cieco Po, il passaggio sulla carta senza lasciar tracce, il braciere ardente sollevato con le nude braccia…un drago e una tigre marchiati per sempre! La mia generazione è cresciuta sognando il tempio Shaolin di Kwai Chen Caine, dal serial Kungfu (USA 1972-1975). Un telefilm che già discreto successo, ma cosa sarebbe stato se l’avesse interpretato Bruce Lee anziché David Carradine…come pare dovesse essere?
Kwai Chen Caine - David Carradine nel serial cult Kungfu.
Noi giovani fans occidentali, affascinati dal kungfu, ci chiedevamo: “Ma esiste ancora Shaolin o è stato davvero distrutto? E se esiste, dov’è?” Domande che rimasero senza risposta. Beh la risposta è venuta molti anni dopo. Sì esiste e oggi tutti sanno dov’è. Dopo la grande distruzione del 1928, i resti del monastero furono restaurati e alla fine degli anni ’70 fu riaperta la prima scuola di wushu. Il mito di Shaolin aveva bisogno dei suoi monaci guerrieri ed ecco che ricomparvero anche i monaci-guerrieri, dalle tuniche grigie o arancioni, gambaletti e Feiyue: le onnipresenti scarpette cinesi di tela e gomma.
Da allora il monastero è stato un cantiere perenne che ha visto, oltre al restauro dei padiglioni sopravvissuti, anche la ricostruzione completa degli edifici distrutti nell’incendio del 1928. Una ricostruzione che lascia perplessi e che non si limita a Shaolin. In Cina è tutto un cantiere: cantieri moderni e cantieri “antichi”, modernità già vecchie e antichità troppo nuove. La sensazione di chi ci mette piede la prima volta è che di “originale” ci sia ben poco. Una sensazione giusta ma che deve però essere interpretata correttamente.
nuovi edifici presso il complesso del monastero Shaolin
La stessa cosa accade, in proporzioni diverse, nel resto del mondo, anche nel nostro paese, che vanta il 90% del patrimonio artistico mondiale, compresi i suoi falsi ormai storici. Le architetture più antiche giunte sino ad oggi sappiamo esser state più volte rimaneggiate. Gli originali integrali al 100% sono davvero pochissimi. Nell’architettura cinese, che utilizzava in porzioni minime il muro portante in laterizio o pietra, l’aggiunta o la modifica a strutture portanti lignee era pressoché impossibile. Di qui la consuetudine di abbattere e ricostruire. Consuetudine che si protrae ancor oggi con grande spontaneità e senza alcun senso di colpa, nonostante tecniche costruttive e materiali diversi.
Il sistema di costruzione tradizionale prevede un telaio portante in legno. Shanxi, Wutaishan
(foto Fabio Smolari, agosto 2007)
Eppure, a saper ben cercare, in Cina si trovano ancora cose antiche e straordinarie. Per fare un esempio Longmen, la “Porta del Drago”, accesso meridionale a Luoyang, capitale di importanti dinastie. Qui il fiume Yi taglia due creste collinari scolpite dai migliori artisti Wei e Tang. Luogo di culto e celebrazione della potenza e della fede dei sovrani d’origine non cinese, tra i resti delle grotte e delle sculture rupestri, oggi patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, spicca il grande gruppo di ciò che era un tempo il monastero xianfengsi.
Longmen, scultura in pietra del grande Buddha vairocana, anno 676, dinastia Tang
(foto Fabio Smolari, agosto 2011)
La perfezione stilistica ed espressiva del grande Buddha è uno dei massimi esempi dell’estetica buddista dell’intero l’Estremo Oriente. La potenza muscolare e le massicce proporzioni dei Jingang e dei Re Celesti, la serafica calma di Ananda, l’allievo più giovane del “risvegliato”, sono ancora motivo di devoto pellegrinaggio oltre che meta obbligata per gli studiosi d’arte.
Longmen, scultura in pietra del grande Buddha vairocana, anno 676, dinastia Tang
(foto Fabio Smolari, agosto 2011)
E non è certo questo l’unico esempio dell’antica grandezza cinese. Sparsi nella provincia dello Shanxi si possono ancora ammirare alcuni esempi di architettura Tang e Jin. Come i monasteri foguangsi e nanchansi, ai piedi del Wutaishan, con due padiglioni d’epoca Tang, la grande sala del Buddha l’uno e il piccole e perfetto l’altro. La pagoda di legno di Yingxian, che è ritenuta la più antica torre lignea di tutto l’Oriente, e forse non solo: 67,51 m x 1000 anni! Costruita nel 1056 (dinastia Liao) è ancora in piedi nonostante terremoti, guerre e vicissitudini varie, a testimoniare una qualità ingegneristica eccellente oltre che un’architettura stupenda. Ben 54 diversi tipi di mensolatura, interna ed esterna, ne sorreggono i soffitti e i tetti che in quasi mille anni ha subito appena dieci interventi minori di restauro.
la pagoda di legno di Yingxian
(foto Stefanie Braasch agosto 2011)
Ma si possono fare innumerevoli esempi, e ciò che non si trova all’aria aperta si trova nei vari musei, numerosi in tutto l’ex Celeste Impero. Resta ahimè il problema del restauro invasivo e della ricostruzione spudorata. Anche se la sensibilità per la conservazione è già presente nella classe intellettuale –fotografi e storici di architettura postano i loro bellissimi scatti su panoramio, vedi Cui Jinze (https://ssl.panoramio.com/user/11690) – ci vorrà ancora un po’ di tempo perché si sviluppi nella classe dirigente.
Liuzhou, Guangxi, Porta Orientale della cinta muraria

by White Snake
25.09.16