Nella patria del Taijiquan
A 10 km a nord dal Fiume Giallo nella provincia di Henan 河南 sorge il villaggio di Chenjiagou 陈家沟. Fondato all'inizio dell'epoca Ming da Chen Bu 陈卜 che vi si insediò con tutta la famiglia dandogli il suo nome, ancor oggi, a sette secoli di distanza il 70% dei tremila abitanti porta il cognome Chen 陈.
Il villaggio in verità già esisteva, ma si era spopolato a causa delle sanguinose rappresaglie del primo imperatore Ming che aveva voluto „lavare tre volte nel sangue i territori di Huaiqing 怀庆“ (oggi Wenxian 温县 distretto del quale il villaggio fa parte) quale punizione per la resistenza opposta alle sue armate in lotta contro i mongoli.

Lo stesso imperatore architettò la deportazione di famiglie contadine dalle regioni vicine al fine di ripopolare le campagne abbandonate e lo fece con un classico stratagemma cinese.

Chenjiagou sulla mappa della Cina
Annunciò che in tutti i paesi a nord dello Henan sarebbero stati prelevati contadini da inviare nella desolata Huaiqing, con la sola eccezione degli abitanti di Hongdong 洪洞 nello Shanxi 山西.
Una massa di gente si rifugiò dunque a Hongdong nella speranza di sfuggire alla deportazione, ma proprio in quel momento scattò la trappola e le truppe imperiali catturarono e deportarono proprio i rifugiati ad Hongdong e tra essi probabilmente anche i Chen.
Ancor oggi esiste un detto tra gli abitanti di Wenxian: „Se mi chiedi da dove vengono i miei avi, ti risponderò da Dahuaishu 大槐树, nel distretto di Hongdong 洪洞, provincia di Shanxi 山西!“

Il terreno attorno a Wenxian è caratterizzato da sedimenti limacciosi del Fiume Giallo, screziati da profonde gole secche formatesi durante le glaciazioni. A Chenjiagou di queste fosse (gou 沟 ) ve ne sono tre: orientale, occidentale e centrale.

Chenjiagou - fossa orientale 08.2011, foto Stefanie Brassch
La più fossa più profonda è quella orientale (donggou 东沟), una gola alberata profonda sino a 6-8 m. Qui l’illustre Chen Zhongxing 陈仲甡 (1809-1871) della quindicesima generazione, organizzò la difesa del villaggio contro i ribelli Taiping 太平 che stavano razziando la zona. Assieme ai fratelli e ai nipoti tese un’imboscata ai predoni riuscendo ad uccidere con la sua lancia di ferro il “re dalla grande testa” Yang Fuqing 杨福清, noto comandante Taiping.

Oggi, tra pannocchie di mais, fiori di colza e tuberi medicinali si fatica ad immaginare temibili guerrieri, ma in passato la zona doveva avere una certa rilevanza strategica e militare.
In un raggio di meno di 100km si trovano tre antiche capitali dinastiche e la Sacra Vetta Centrale (monte Song 嵩山) con il leggendario tempio Shaolin 少林寺.
Nell’anno 621, a 20km dal villaggio, si combattè una famosa battaglia che vide l’intervento di tredici monaci guerrieri di Shaolin. Fu la battaglia del passo di Hulao 虎牢关 (recinto delle tigri), un passo fondamentale che controllava il passaggio sul Fiume Giallo, lungo la via orientale verso la capitale Luoyang 洛阳.

Chenjiagou, Hulaoguan e Shaolin
Vien da chiedersi come sarà stato Chenjiagou un tempo? Nella vicenda di Chen Zhongxing che uccide i l “Re dalla Grande Testa” pare di rivedere “I Sette Samurai” di Akira Kurosawa: un gruppo di contadini salvati da un clan di guerrieri in congedo con sciabole ed archi nascosti sotto la paglia.

O forse i Chen assomigliavano ai vicini Kang 康 di Gongyi 巩义 dall’altra parte del Fiume Giallo. La loro villa-fortezza è oggi una delle tre più importanti di tutta la Cina settentrionale.

O forse erano agiati possidenti terrieri dalle tradizioni guerriere che oltre a curare allevamento e campagna, addestravano i giovani nelle arti marziali, come Lu Junyi 卢俊义– unicorno di giada – celebre personaggio del romanzo “I Briganti” 水浒传.

Lu Junyi “unicorno di giada”
Nel ’900 i Chen godevano ancora di grande stima nel mondo delle arti marziali. Il generalissimo Yuan Shikai 袁世凯, capo supremo dell’Armata del Nordest e primo presidente della Repubblica Cinese, li volle come insegnanti dei figli.

In epoca repubblicana la Scuola Centrale di Wushu 中央国术馆 del Guomidang 国民党 volle Chen Zhaopi 陈照丕 tra i suoi istruttori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il villaggio fu sconvolto dall’invasione giapponese e dalla successiva guerra civile (dal 1945 al 1948).

Chen Zhaopi negli anni ’30
Racconta il maestro Zhu Tiancai che all’avvicinarsi dei giapponesi nel 1943 quasi tutti gli abitanti fuggirono per sottrarsi alle loro brutalità. Nel 1948 ritornarono i primi abutanti, ma lo zio Chen Zhaopi 陈照丕 tornò solo nel 1958.

Al villaggio v’era però un altro illustre taijiquanista, si trattava del giovane Chen Zhaoxu 陈照旭, figlio primogenito di Chen Fake 陈发科. La sua fu una triste sorte. Incarcerato a metà degli anni ‚50 morì di stenti nel carcere a Wenxian 温县 nel 1962.

Chen Zhaoxu (1911-1960)
Il rischio che il taijiquan, sopravissuto a tante vicissitudini, perisse in quel momento, era più che reale. Fu probabilmente questa considerazione che spinse Chen Zhaopi a far ritorno al villaggio per dedicarsi alla formazione dei giovani. Ma i guai non erano finiti e a metà degli anni ’60, nel pieno della Rivoluzione Culturale, la malasorte toccò anche lui. Trascinato in pubblico ad una sessione di autocritica al vicino villaggio di Zhaobao, ne uscì talmente umilato da desiderar la morte. Nella notte si gettò in un pozzo vicino a casa ma la scarsa quantità d’acqua presente gli impedì di annegare. Rimase due giorni in fondo al pozzo prima d’essere trovato e salvato da alcuni compaesani tra i quali Zhang Weizhen, segretario del partito comunista locale, e Wang Xi’an, vicesegretario dello stesso nonché comandante della milizia popolare distrettuale.
S’era spezzato una gamba ma era ancora vivo, correva l’anno 1967.

Chen Zhaopi (1893-1972)
In quel periodo regnava la paura e nessuno osava allenarsi in pubblico. Il maestro fu abbandonato dagli allievi. Racconta Zhu Tiancai, con un sorriso che tradisce imbarazzo e sofferenza :“Quando il maestro ci vedeva, diceva: ‘Venite ad allenarvi, perché non venite?’ Ma noi non osavamo andare a casa sua e ognuno si allenava di nascosto per conto suo!”

Nel 1970 le tensioni si allentarono e Chen Zhaopi riprese ad insegnare con grande lena. Furono anni cruciali per la crescita di quei talentuosi nipoti che sarebbero divenuti noti come „i Quattro Grandi Jingang di Chenjiagou“.

Chen Zhaopi era però già anziano e non si riebbe mai completamente dai postumi della frattura. Si spense nel 1972. Aveva fatto un gran lavoro ma forse non aveva concluso l’opera. Chi poteva finirla?

Chen Zhaokui (1928-1981)
Chen Fake aveva avuto due figli maschi: il primogenito Zhaoxu era tornato al villaggio per metter sù famiglia, ma il più giovane Zhaokui aveva vissuto con lui a Pechino allenandosi tutto il tempo e scampando agli anni bui grazie all’aiuto dell'allievo Ma Hong. Ora toccava a lui prendere le redini.
L'abilità di Chen Zhaokui era universalmente riconosciuta e anche se non abitò mai stanzialmente a Chenjiagou, si recò spesso ad insegnare al villaggio, a Wenxian, a Jiaozuo e Zhengzhou.

Chen Zhaokui pieshenchui
Per la patria del taijiquan le disgrazie non erano però ancora finite. Chen Zhaokui morì d’infarto a soli 53 anni nel 1981 lasciando un solo figlio – Yu – all’epoca diciannovenne e oggi anch’egli noto taijiquanista.
Gli sforzi di Chen Zhaokui era stati sufficienti per far rifiorire l’arte dei Chen.
I quattro Jingang avevano allora meno di 40 anni ed erano pronti all’insegnamento. La Cina usciva dall’isolamento internazionale e le scuole di wushu facevano a gara per accedere al patrimonio dei Chen.

i 4 jingang di Chenjiagou Chen Zhenglei, Chen Xiaowang, Wang Xi’an, Zhu Tiancai
La TV cinese girò diversi documentari sul taijiquan coi protagonisti dell’epoca. I brani di xinjia yilu e erlu eseguiti da Chen Xiaowang fecero il giro del mondo suscitando grande stupore in chi pensava che il taijiquan fosse un’arte morbida e lenta.
Da allora sono passati solo trent’anni, ma per Chenjiagou paiono due secoli. Il rischio che il paese diventi un Taiji Luna Park è più che fondato.
Tra gli immensi poster stradali, le sculture lungo le strade e alle rotonde spartitraffico, chi vi giunge viene senz’altro condotto al Tempio del Taijiquan, al Santuario degli Antenati, al cimitero dei maestri, fino al museo del taijiquan e in contruzione vedrà pure l’università del taijiquan.

Bambini taijiquanisti nel viale d’ingresso a Chenjiagou. Foto Fabio Smolari agosto 2011
La casa di Chen Dehu, il “padrone” di Yang Luchan, è oggi un museo ove si possono vedere due coppie di statue in finto oro raffiguranti Yang Luchan che combatte contro Chen Gengyun e poi riceve i testi canonici dal maestro Cheng Changxing (Yang Luchan era analfabeta).
Sul retro dell’abitazione il cortile usato da Chen Chanxing per istruire gli allievi e la casetta ove sarebbe vissuto Yang Luchan. Fino a qualche anno fa aveva il tetto di canne e l’intonaco di fango e paglia, oggi invece il tetto è di tegole e l'intonaco è rasato e dipinto di un bell’azzurrino stile Burano. Forse le autorità han pensato non fosse bello che un servo tanto famoso vivesse in una capanna.

Chen Changxing consegna i testi canonici del taijiquan a Yang Luchan, foto Fabio Smolari, Chenjiagou, agosto 2011
Oggi ogni maestro – famoso o in cerca di fama – ha la sua scuola e ogni famiglia di maestro il suo negozietto di accessori per il taijiquan.
Potenti Porsche Cayenne, Audi e Mercedes percorrono le polverose strade tra Wenxian a Chenjiagou in mezzo a motorette e trattori carichi di contadine che tornano dai campi e osservano l’andirivieni con sguardi più indifferenti che curiosi.
Molti giovani si esercitano nel taijiquan e sono tutti bravi. L’arte dei Chen non rischia più di cadere nell’oblio, ma forse rischia qualcos’altro.

giovane sciabolatore, Chenjiagou agosto 2011, foto Fabio Smolari
I maestri - come tutti i cinesi - corrono e sgomitano a destra e a manca per arrivare primi - o perlomeno per non finire ultimi - nella concitata “corsa all’oro” che sta vivendo la Cina di questi anni. Ciò è comprensibile ma impone una seria riflessione in chi a sua volta rincorre una “tradizione” probabilmente più cinematografica che reale. Se un tempo accedere all’insegnamento era difficile per vari motivi, ora rischia di esserlo per altri. Oggi come in passato il praticante di wushu ha davanti a sé una strada che deve percorrere spesso da solo o con compagni occasionali e da solo deve anche superare le insidie del percorso.
Ingresso alla scuola di Chen Bing, Marco Bernardi, Chenjiagou, agosto 2011

by White Snake
24.04.12