Usare l’intenzione e non la forza
Yongyi buyong li 用意不用力 – “usare l’intenzione e non la forza” è il quinto enunciato dei dieci punti essenziali del taijiquan stile Yang 太極拳十要 “Taijiquan shiyao”, esposti oralmente da Yang Chengfu , 楊澄甫e messi per iscritto dall’allievo letterato Chen Weiming 陳微明.La cattiva interpretazione di questa frase, e di altre che avremo modo di trattare in seguito, hanno causato un’erronea comprensione dei principi e alimentato inutili polemiche tra i praticanti. intenzione-1
Il problema è in parte frutto di determinate condizioni storiche. All’inizio del ‘900 con la caduta del sistema imperiale le arti marziali conobbero un momento di grande fioritura. Non più confinate ad un circolo di professionisti altamente specializzati, si diffusero rapidamente ad un pubblico di amatori. Questo passaggio segnò anche la trasformazione della disciplina in attività sportiva e del tempo libero a scapito dell’aspetto marziale e l’assestamento del livello di pratica su standard qualitativi più modesti.
I maestri della famiglia Yang, forse su consiglio di alcuni allievi influenti, s’adeguarono rapidamente alle nuove esigenze e sfruttarono, in modo estremamente efficace, l’aspetto “morbido” del taijiquan, eliminando i movimenti esplosivi e sacrificandone l’aspetto marziale.
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I movimenti di Yang Chengfu (1883-1936)
L’operazione si rivelò un pieno successo. In pochi anni proliferarono libri, saggi, manuali, scuole e associazioni e il taijiquan divenne l’arte marziale più nota e praticata della Cina repubblicana. La personalità di maggior spicco fu Yang Chengfu (1883-1936), ispiratore dei 10 punti essenziali, nei quali evidentemente intendeva sintetizzare alcuni principi utili ai chi si accostava allo studio Taijiquan. intenzione-3
Per comprendere principi e parole è però sempre necessario inserirli all’interno di una pratica qualitativa e intelligente, chiarendo eventuali dubbi nel confronto con una guida autorevole. Se ciò fosse sempre accaduto nessuno dei dieci punti sarebbe stato frainteso. Invece “pochi centimetri possono portare fuori rotta di mille miglia” – come cita un famoso detto cinese. L’enunciato “utilizzare l’intenzione e non la forza” ha ingenerato in molti l’erronea idea che nel taijiquan si usi la mente e non il corpo e che ogni sforzo muscolare sia da considerarsi un grave errore, poiché contrario a questo principio. intenzione-4
Studenti e parenti di Fu Zhongwen (1903-1994) a Shanghai nel 1964, tra essi Yang Zhenduo terzogenito di Yang Chengfu (4° da sinistra)
Altre frasi dallo stesso significato simili, provenienti dai classici o dalle indicazioni orali dei maestri, sono yonqi bu yongli, 用意不用力 “usare l’energia, non la forza” o “rou neng sheng gang” 柔能勝剛 “la morbidezza può vincere la forza” o ancora yirou zhigang “以柔制剛 dominare il duro per mezzo del morbido”… tutte indicazioni assolutamente corrette, se interpretate nel modo giusto.
Sarà dunque bene sapere che nella concezione fisiologica e meccanica cinese, energia e forza muscolare non hanno differente natura, ma sono l’una espressione dell’altra – cosa che oltremodo corrisponde ad una legge della fisica. Prendiamo per riferimento un altro enunciato classico yong jin bu yong zhuoli 用勁不用拙力 “usare la forza “jin” 勁 e non una forza bruta”. Con jin 勁, che significa “forza”, s’intende nel gergo marziale una forza educata, frutto della perizia e di una raffinata abilità, in opposizione ad una forza bruta, contratta e rigida, tipica di chi non ha conoscenza ed abilità ma reagisce in modo istintivo e sconveniente, zhuo 拙 significa infatti “stupido, grossolano”.
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Chen Changxing trasmette i testi classici del taijiquan al discepolo Yang Luchan (Chenjiagou, museo abitazione di Chen Dehu)
Parlando con seri maestri di taijquan, qigong o altri stili interni, non emerge mai alcuna incomprensione a riguardo. Tutti indistintamente evidenziano come sia impossibile qualunque attività fisica senza l’uso della forza muscolare, e come sia assolutamente normale che la pratica sia stancante sia a livello muscolare che cardiovascolare (con le opportune differenze e specifiche ovviamente). L’aumento del volume muscolare, il senso di pienezza e pesantezza dei muscoli e lo sviluppo della forza esplosiva, sono definiti “effetti del qi”. Per usare un linguaggio più vicino alle nostre abitudini potremmo dire che sono effetti dei processi energetici e metabolici tipici dell’organismo quando sottoposto agli stimoli d’un allenamento corretto ed efficace. L’idea che gli stili interni (neijiaquan) siano lenti, rilassati e non usino la forza muscolare non è solo falsa ma anche fondamentalmente erronea dal punto di vista teorico e rischia di inibire la pratica e lo sviluppo delle abilità (gongfu). Ogni cosciente ed intelligente praticante di wushu dovrebbe prenderne atto e non lasciarsi fuorviare. intenzione-6
Il maestro Zhu Tiancai a Ferrara (aprile 2009)

by White Snake
10.07.11