SINGAPORE, la città del leone 狮城
Narra la leggenda che nel XIII sec. Sang Nila Utama, re di Sumatra e discendente di Alessandro il Grande, fece naufragio su di un’isola sconosciuta ove vide uno strano animale che gli uomini del suo seguito dissero essere un leone. Il re interpretò l'avvistamento come segno di buon auspicio e decise di fondare su quell'isola una città che chiamò Singapura, la “città del leone”.

Oggi il leone con il corpo di pesce – il Merlion – è il simbolo della città e fa da sfondo alle foto dei numerosissimi turisti. Leoni a Singapore non ce ne sono forse mai stati ma tigri sì, perlomeno sino all’inizio del secolo scorso. L'isola-stato merita perciò doppiamente d’essere inserita tra le “tigri dell’Asia”, i paesi dall’economia più rampante del XXI secolo.
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Singapore e arcipelago malese

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il grande Merlion sull’isola di Sentosa, foto Fabio Smolari dicembre 2009
Paradiso fiscale, uno dei maggiori porti mondiali, crocevia del commercio marittimo di tutto l'Estremo Orientale , Singapore è un ombelico del mondo, un melting pot di razze e culture, modi e stili di vita. Cina, Malesia, India e tutto il resto del mondo vi si fondono con un’armonia e una tolleranza così stupefacenti che sorge spontaneo chiedersi come sia possibile qui ciò che altrove pare impossibile. singapore03
Malesi a Singapore sul fiume Pahang
E infatti non fu sempre così. Singapore non era in passato la Svizzera dell’Oriente. La storia dell’isola è legata alla vicende della Malesia e dell’Indonesia, grandi nazioni musulmane che la circondano, ma anche della Cina, dell'India e delle potenze coloniali europee.

Fiorente porto del sultanato malese nel XIV sec. subì la distruzione e il saccheggio dei portoghesi, l’occupazione degli olandesi e infine l’arrivo degli inglesi, che dal 1819 ne fecero una colonia di strategica importanza nell’Asia Sud Orientale. Furono proprio gli inglesi ad attrarre grandi masse di lavoratori cinesi e indiani e a suddividere la città in quartieri etnici parzialmente sopravvissuti sino ad oggi.
I primi residenti cinesi, già presenti in tutta la Malesia all'arrivo degli inglesi, erano discendenti dei mercanti, dei marinai e dei membri delle ambasciate imperiali. S’erano insediati stabilmente in varie città portuali del Sudest a partire dal XIV-XV secolo e unitisi in matrimonio a donne malesi avevano generato i peranakan, discendenti di sangue misto dalla specifica ed originale cultura cino-malese.
Il luogo comune che vuole i cinesi chiusi e xenofobi è smentito dalla storia e dalla geografia politica del mondo. I cinesi sono infatti diffusi in molte terre, a nord, sud, est ed ovest dei loro centri tradizionali. Hanno viaggiato per terra e per mare, son stati e sono ancora marinai e commercianti. In tutto il sudest asiatico, e come sappiamo nel resto del mondo, esistono consistenti comunità cinesi che spesso hanno contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo economico e sociale dei luoghi che le ospitano. Nel 1827 i cinesi erano già l'etnia più numerosa a Singapore, ma anche gli indiani non scherzavano e già nel 1860 erano il secondo gruppo etnico dell’isola, superando di gran lunga gli indigeni malesi.
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famiglia Peranakan cinese

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Singapore negli anni ’60 (fonte Memories of Singapore www.singas.co.uk)
L’amministrazione britannica diede grande slancio commerciale ai porti malesi – Strait Settlements (Insediamenti dello Stretto: Penang, Malacca, Singapore, Labuan) – ma si mostrò negligente nei riguardi di una popolazione quadruplicata in pochi decenni (60.000 unità con soli 12 ufficiali di polizia nel 1860).

Mentre la British East India Company si arricchiva con il commercio dello stagno, della gomma, dell'oppio, del tè e delle spezie, tra le masse dei lavoratori immigrati di Singapore regnava la povertà e l'indigenza, scoppiavano le epidemie, proliferavano gioco d’azzardo, fumerie d'oppio, prostituzione e l’intera città era nelle mani delle organizzazioni malavitose che si affrontavano in faide sanguinose per il controllo dei traffici illeciti e del materiale umano.
La durissima occupazione giapponese della Malesia, caratterizzata da massacri e atrocità sulla popolazione, in particolare quella di origine cinese, causò tra i 25.000 e i 50.000 morti e segnò uno dei periodi più bui per la storia di Singapore. Al termine della Seconda Guerra mondiale l'isola tornò in mano inglese con una popolazione già fortemente desiderosa di indipendenza.
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The way the correspondence took place in old Singapore (fonte www.correspondencechess.com)

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Truppe giapponesi conquistano la fortezza di Singapore
I moti comunisti in Malesia diedero agli inglesi una giustificazione all'uso del pugno di ferro. Il partito comunista malese era infatti formato per la maggioranza da cinesi e la comunità cinese di Singapore era guardata con grande sospetto. Molti leaders della prima indipendenza – tra cui Lee Kwan Yew, primo Primo Ministro – erano d’origine cinese e, anche se anticomunisti, non godevano della fiducia degli Occidentali e delle altre etnie. La fuga dei capitali da Singapore a Kuala Lumpur causò un aggravamento della crisi economica.
Nel 1963 l'isola entrò nella Federazione Malese ma i privilegi accordati dalla costituzione alla minoranza malay irritarono la maggioranza cinese. Gli scontri tra malesi e indonesiani seguiti al tentativo dell'Indonesia di annettersi tutto il Borneo con una guerra lampo, scatenarono scontri etnici anche a Singapore mettendone in forte crisi le istituzioni.
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Scontri razziali a Singapore nel 1964

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Lee Kwan Yew in una foto del 1965
Nel 1965 la “città del leone”, ormai ingestibile, fu espulsa dalla federazione malese e proclamò la propria indipendenza.
Lee Kwan Yew seppe reagire con prontezza avviando un politica industriale, investendo sull'educazione e sulla sanità, imponendo l'inglese come lingua ufficiale obbligatoria, adottando severe norme di polizia e controllo, risolvendo l'annoso problema degli alloggi, aprendo raffinerie petrolifere e detassando i capitali. In meno di vent'anni Singapore divenne uno dei maggiori porti mondiali e una delle tigri dell'Asia.

Con una superficie totale di appena 623 kmq – metà della superficie della città di Roma – e 9.ooo abitanti per kmq, Singapore è uno degli stati più densamente popolati al mondo. In base al censimento del 2004 risulta avere una popolazione di 4.767.974, con un tasso di crescita del 1,3%.
Singapore è sull'equatore, il clima è caldo e umido tutto l'anno con una temperatura che non scende mai al di sotto dei 20° C neanche di notte, mentre di giorno sale fin oltre ai 30° C. Alto è il tasso di umidità, che oscilla intorno al 75%, con il massimo picco da novembre a gennaio, mesi delle piogge, mentre il periodo più caldo e secco – ma lo scarto è minimo – è da maggio a luglio.

Secondo le statistiche dell'International Money Found (anno 2009), con 49,433 US$ a cranio Singapore è al 5° posto al mondo per PIL pro capite dopo Qatar, Lussemburgo, Norvegia e Brunei. L'Italia, con 29.290 US$ è al 29° posto.
Nonostante questi dati straordinari i singaporesi dicono d'essere in crisi già da alcuni anni.
Cina e India, i colossi ai quali la leonessa deve in modo sostanziale il suo benessere, rischiano nel futuro prossimo di minacciarne seriamente le posizioni, ma si potrebbe scommettere che gli abili dirigenti locali sapranno tirare qualche bel coniglio fuori dal cilindro.
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Isola di Sentosa, foto Fabio Smolari dicembre 2009

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Skyline di Singapore, foto Fabio Smolari dicembre 2009

by White Snake
30.06.10