Invece devo ammettere d’essere stato spiazzato ed impressionato. Non tanto per la spettacolarità, né per la precisione o per le capacità organizzative, tutte cose che conoscendo i cinesi non mi meravigliano, quanto piuttosto per la raffinatezza, l’eleganza e l’originalità delle scelte. Gli elementi aerei e tridimensionali, i mutamenti da visione planare a spaziale, da potenza a leggerezza, da staticità a movimento, sono stati veramente incredibili e stupendi.
Dal tutto vorrei estrapolare alcuni elementi che mi paiono particolarmente interessanti. Probabilmente ai più non è parso molto chiaro il senso delle immagini, anche perché i commentatori italiani, pur avendo una traccia scritta dell’evento, non conoscendo la storia cinese non sono riusciti a capirci granché e di conseguenza neppure a trasmetterlo. Zhang Yimou ha invece seguito una traccia coerente e dato messaggi chiari e leggibili per il pubblico cinese.
La prima scena ha coinvolto 2008 figuranti ai tamburi. E non erano semplici tamburi, erano
la riproduzione dei tamburi bronzei fou delle prime dinastie, si parla del 2000 a.C. per
intendersi. A quel tempo i tamburi avevano un ruolo importantissimo nelle cerimonie di
corte. La tecnologia del bronzo segnò inoltre lo sviluppo della prima civiltà cinese e
dei suoi modelli sociali; tutta la storia di quel periodo e anche la coscienza storica ed
archeologica cinese del passato più remoto, è basata sullo studio e sull’interpretazione di
quei bronzi rituali.
L’importanza che i cinesi attribuiscono alla loro scrittura è enorme. Simbolo di potere,
magico ed evocativo è il mezzo attraverso il quale si esprime il sapere, l’arte, il pensiero
umano ma anche l’ordine. La calligrafia era la prima e la più importante forma d’arte per i cinesi.
Un elemento di grande originalità del regista è stata la geometria quadrata. L’aspetto culturale della civiltà cinese è stato ribadito dal gruppo dei “confuciani”, i figuranti con le piume in testa e quegli strani rotoli in mano…erano libri. All’epoca di Confucio si scriveva infatti su listelle di bambù legate assieme in modo da poterli arrotolare (come facevano gli egizi, i greci e i romani col papiro). Confucio è il “padre” della Cina. Prima della rivoluzione la pedagogia era basata sui precetti confuciani e l’accesso alla pubblica a amministrazione avveniva superando esami pubblici aventi come tema i classici confuciani.
Buona parte dello spettacolo ha avuto come sfondo un rotolo di pittura animato… e anche qui non
c’è casualità. Normalmente le scene “viventi” noi le pensiamo tridimensionali, con gli attori che
si muovono su un sfondo verticale, una quinta che mette in risalto la tridimensionalità dell’azione.
Zhang Yimou ha invece fatto il contrario. Ha srotolato un dipinto su un piano orizzontale.
Un musicista ha suonato una cetra mentre si vedeva la lavorazione della carta e dei figuranti mimare
la pittura. Un altro richiamo ad un aspetto fondante della civiltà cinese: la figura dei letterati (wenren).
Sono stati loro, contemporaneamente artisti, uomini cultura, filosofi e funzionari di stato, a creare la
cultura cinese e trasmetterla anche al di fuori dei confini del Celeste Impero.
Abbiamo poi visto la grande espansione marittima dell’impero cinese con l’ammiraglio Zheng He (1371-1434)
che condusse sette spedizioni navali sino alle coste africane con 317 navi e 28.000 uomini.
Prima della grande marina europea, la Cina aveva infatti la flotta migliore del mondo, alla quale
dovette rinunciare per difficoltà economiche e politiche. Qualcuno afferma addirittura che l’ammiraglio
Zheng He scoprì l’America prima di Colombo…ma questa è la classica bufala del solito sola britannico.
Ancora una cosa… il volo delle fatine…Immagini belle e suggestive ma non casuali.
Esseri femminili volanti,
abbigliati come le danzatrici che abbiamo visto, riempiono i dipinti buddisti nelle grotte lungo la via
della seta e nelle innumerevoli sculture rupestri dall’epoca Wei all’epoca Tang (IV-X secolo).
Sono elementi dell’iconografia buddista indiana e mediorientale passati in Cina. Ma il tema del volo
non era sconosciuto ai cinesi.
Già prima dell’introduzione del buddismo la credenza negli esseri alati
e negli immortali volanti era molto popolare.
E qui, i nostri bravi commentatori, hanno dato il meglio di loro stessi, e non poteva essere altrimenti: yin e yang diventano
Gin e Jan, tipo Ginger Rogers e Jan Ulrich, il “Paradiso” diventa il primo degli 8 trigrammi al posto del Cielo,
ma soprattutto il Taiji si divide in due scuole: Shaolin e Wudang, ma udite, udite, dopo la rivoluzione è
nato anche un Taiji comunista! Che da qualche parte pare venga ancora praticato… aiuto! E io so anche dove, ma non lo dico!
Niente Mao Zedong, niente rivoluzione, dice qualcuno … speravano di vedere sfilare un po’ di missili, bandiere rosse e ragazzotte in carne con calzoncini corti e in braccio un fucile baionettato … e magari ci sarebbe ben stato un ardito temperamentoso che afferrasse un monaco tibetano e lo schiaffeggiasse in pubblico costringendolo a far autocritica e confessarsi servo dell’oscurantismo feudale …
E invece no! Ma se lo avessero fatto si sarebbe scatenato il finimondo: ipocriti, bugiardi, capitalisti
mascherati da comunisti, comunisti venduti al capitalismo.
Avranno voluto piacere al resto del mondo questi musi gialli? Avranno voluto rinnegare il recente passato e il grande timoniere? O semplicemente è questa la Cina del 2008? Beh ognuno dia la sua interpretazione, noi siamo in democrazia.
Il Serpente Bianco
10.08.08